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Il Centro di Biologia della Riproduzione opera da diversi decenni nel campo della “sterilità umana” con l’impegno di un gruppo di medici, biologi, personale infermieristico ed amministrativo altamente qualificato e con l’ausilio di attrezzature sempre all’avanguardia.
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Il nostro laboratorio

Nuovi strumenti di laboratorio

In questi ultimi anni, il CBR ha investito molto sull’innovazione tecnologica del laboratorio, puntando soprattutto sul potenziamento di quegli strumenti ritenuti critici per la realizzazione ottimale della fecondazione in vitro, come incubatori e sistemi di acquisizione e analisi d’immagine ad essi collegati che possono significativamente contribuire ad identificare in corso d’opera, senza mai interrompere la continuità della coltura, le migliori qualità espresse dagli embrioni per l’impianto.

Nei programmi di fecondazione in vitro, spermatozoi, ovociti ed embrioni, non possono sopravvivere se non mantenuti in idonee condizioni di temperatura ed umidità, coltivati in mezzi di coltura adeguati che assicurano il giusto pH e forniscono tutte le molecole necessarie per i processi della fecondazione e del successivo sviluppo embrionale.

La coltura si realizza dentro apposite stufe, chiamate incubatori, dentro le quali l’aria viene modificata rispetto all’aria ambientale, per la presenza di  una quantità superiore di CO2 (anidride carbonica) che consente di mantenere l’acidità (pH) della coltura in un range che oscilla tra 7,3 e 7,5. Di recente, numerosi studi pubblicati in letteratura hanno dimostrato che ridurre anche la quantità di O2 (ossigeno) rispetto a quello ambientale (20%), avvicinandola al valore (5%) riscontrato fisiologicamente all’interno dell’apparato genitale femminile, migliora l’efficienza della coltura embrionaria in vitro.
Così, nel 2013, il Centro di Biologia della Riproduzione ha acquisito 2 incubatori di nuova generazione nei quali è possibile ridurre la tensione di O2, realizzando la coltura ipossica al 5%. La coltura a bassa tensione di O2 sembra evitare danni ossidativi a carico dell’embrione, consentendo di poter aumentare il numero di blastocisti in vitro e migliorare la loro potenzialità d’impianto.

Sempre nel 2013, subito dopo l’introduzione dei due incubatori, il CBR ha pensato bene di ottimizzare un altro aspetto del programma di fecondazione in vitro, puntando tutto su un nuovo sistema di valutazione della qualità embrionaria, definito dinamico, effettuato mediante la tecnica del “Time Lapse”.

Il “Time Lapse” è una particolare tecnica cinematografica nella quale la frequenza di cattura di ogni fotogramma è molto inferiore a quella di riproduzione. E’ così possibile documentare eventi non visibili ad occhio nudo o la cui evoluzione nel tempo è poco percettibile dall’occhio umano come il movimento apparente del sole e delle stelle sulla volta celeste, il trascorrere delle stagioni, il movimento delle nuvole o lo sbocciare di un fiore.

Con il sistema “Time Lapse” abbiamo la possibilità di osservare in modo continuo lo sviluppo di ogni singolo embrione, dalla fecondazione fino allo stadio di blastocisti, mantenendo costanti i parametri della coltura (temperatura, pH) poiché gli embrioni rimangono sempre all’interno degli incubatori fino al momento del transfer. I dati vengono inviati ad una stazione di acquisizione dell’immagine e di rielaborazione dati, che consente ai biologi di poter osservare con maggiore attenzione eventi che altrimenti non potrebbero essere osservati. La letteratura più recente sembra dimostrare che l’uso del sistema “Time Lapse” può aiutare a identificare gli embrioni a maggiore potenzialità d’impianto.

Il sistema “Time Lapse” operativo presso il nostro laboratorio da maggio 2013, è il Primo Vision. Tale sistema viene impiegato per l’identificazione degli embrioni da destinare al trasfer da effettuarsi da giorno +2 (stadio a 4 cellule) fino a giorno +6 (stadio di blastocisti). Viene anche impiegato nei diversi programmi di ricerca attivi presso la nostra struttura.